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Il Cenobio

Annesso all’edificio sacro del Santuario della Madonna del Granato, fu eretto, intorno al 1836, ad opL1090635era del Vescovo di Capaccio: Mons. Michele Barone, un nuovo complesso architettonico conosciuto con il nome di Cenobio.
Il Vescovo lo volle come luogo di riposo, di ritiro spirituale e di preghiera, per sé e per i suoi seminaristi: sorse così un edificio addossato alla cattedrale facente corpo con essa, di tre piani, ciascuno dei quali di 6 stanze e tutte piene di luce, coperte da ampio terrazzo che guarda il mare.
La nuova costruzione risulta unita da una parte all’ edificio del preesistente battistero ( X sec. ) e dall’altra, come già si è detto, alla basilica stessa del Granato, così da formare un tutt’uno con l’intero complesso.
Il termine Cenobio, parola di origine greca, sta ad indicare un luogo di vita comune; a prima vista potrebbe sembrare che si faccia riferimento ad una struttura monastica, ma i monaci non hanno mai abitato questo luogo perché tutto il complesso faceva parte dell’antica cattedrale e quindi proprietà della Diocesi.
In realtà tale edificio fu voluto, come già si è detto dal Vescovo locale per permettere anche ai canonici della cattedrale di Capaccio capoluogo, di poter risiedere ivi più comodamente, almeno periodicamente e a turno fra di essi, presso il Santuario medesimo, per poter prestare un miglior servizio liturgico in esso.
Comunque , va fatto presente che questo Cenobio così isolato, lontano dal centro abitato, aspro, ventoso e inospitale ( nella zona c’era una forte presenza di animali selvatici e pericolosi: lupi, cinghiali e vipere ) era poco alettante perché una comunità di canonici potesse risiedervi stabilmente.
Nei primi del novecento, il complesso architettonico del Granato fu custodito da una famiglia di laici che curavano la pulizia e garantivano una visita guidata ai pellegrini che salivano il monte Calpazio.
Nel 1991, dopo un decennio di restauri, faceva il suo ingresso come definitivo custode del santuario il religioso carmelitano P. Domenico M. Fiore della Provincia Napoletana dei Carmelitani, dando inizio ad una particolare forma di vita eremitica secondo la regola del Carmelo.
Per la cronaca, sembra che l’attuale religioso carmelitano, sia la prima persona che abita il cenobio in modo permanente, dal tempo della sua erezione; da lontano 1836 !Annesso all’edificio sacro del Santuario della Madonna del Granato, fu eretto, intorno al 1836, ad opera del Vescovo di Capaccio: Mons. Michele Barone, un nuovo complesso architettonico conosciuto con il nome di Cenobio.
Il Vescovo lo volle come luogo di riposo, di ritiro spirituale e di preghiera, per sé e per i suoi seminaristi: sorse così un edificio addossato alla cattedrale facente corpo con essa, di tre piani, ciascuno dei quali di 6 stanze e tutte piene di luce, coperte da ampio terrazzo che guarda il mare.
La nuova costruzione risulta unita da una parte all’ edificio del preesistente battistero ( X sec. ) e dall’altra, come già si è detto, alla basilica stessa del Granato, così da formare un tutt’uno con l’intero complesso.
Il termine Cenobio, parola di origine greca, sta ad indicare un luogo di vita comune; a prima vista potrebbe sembrare che si faccia riferimento ad una struttura monastica, ma i monaci non hanno mai abitato questo luogo perché tutto il complesso faceva parte dell’antica cattedrale e quindi proprietà della Diocesi.
In realtà tale edificio fu voluto, come già si è detto dal Vescovo locale per permettere anche ai canonici della cattedrale di Capaccio capoluogo, di poter risiedere ivi più comodamente, almeno periodicamente e a turno fra di essi, presso il Santuario medesimo, per poter prestare un miglior servizio liturgico in esso.
Comunque , va fatto presente che questo Cenobio così isolato, lontano dal centro abitato, aspro, ventoso e inospitale ( nella zona c’era una forte presenza di animali selvatici e pericolosi: lupi, cinghiali e vipere ) era poco alettante perché una comunità di canonici potesse risiedervi stabilmente.
Nei primi del novecento, il complesso architettonico del Granato fu custodito da una famiglia di laici che curavano la pulizia e garantivano una visita guidata ai pellegrini che salivano il monte Calpazio.
Nel 1991, dopo un decennio di restauri, faceva il suo ingresso come definitivo custode del santuario il religioso carmelitano P. Domenico M. Fiore della Provincia Napoletana dei Carmelitani, dando inizio ad una particolare forma di vita eremitica secondo la regola del Carmelo.
Per la cronaca, sembra che l’attuale religioso carmelitano, sia la prima persona che abita il cenobio in modo permanente, dal tempo della sua erezione; da lontano 1836 !