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Il Presbiterio

La composizione originaria di questo antico pavimento, consisteva in un manufatto stile “cosmatesco” con marmi policromi provenienti dalla zona dei templi di paestum.
Ad una attenta “lettura” di questo splendido elaborato, si concludeva che al centro del pavimento doveva esserci una grande ruota o disco solare, composta da formelle circolari legate tra loro da altre triangolari e rettangolari.
Nel suo insieme, l’opera manifestava una armoniosa composizione di svariate figure geometriche richiamantesi tra di loro.
Ai lati di questo “disco solare” vi dovevano essere posizionati (a destra e a sinistra) due lunghi “tappeti”, composti, da formelle ottagonali di marmo bianco di Carrara, legate tra loro da altre di dimensioni più piccole ma policrome, e queste di forma triangolari e rettangolari.
Si decideva quindi di procedere alla ricomposizione di questo pavimento nella sua forma originaria. Fotografato il tutto, si procedeva alla “velinatura” di tutto il pavimento del presbiterio, quindi si procedeva al distacco di tutte le formelle componenti questo particolare mosaico. Dovendo intervenire in profondità sul sito, onde realizzare un “letto” più consistente ed uniforme per adagiarvi poi l’antico pavimento marmoreo, si procedeva alla sua rimozione completa oltre a tutto il materiale di riporto o di rifiuto sottostante.
A questo punto sono cominciate le sorprese!
Non solo sono venuti alla luce molte parti mancanti dell’antico pavimento (tanto da poterlo ricomporre al novanta per cento), ma anche frammenti di lapidi e fregi marmorei provenienti sempre dai templi ed utilizzati nei secoli precedenti per la pavimentazione e le gradinate interne alla chiesa.
Tutto questo materiale è stato fotografato e diligentemente custodito; servirà in seguito come materiale da esporre in un erigendo Lapidarium .
Nella zona della navata sinistra davanti all’altare del sacramento è stata rinvenuta una fossa comune, colma dei resti mortali dei devoti ivi sepolti.
NB. Prima della Legge Napoleonica che interdiva la sepoltura nei centri abitati, le chiese erano i luoghi di sepoltura.
Il Sabato Santo del 1999, aiutato dal giovane Franco di Giorgio e scortati entrambi dalla autovettura comunale guidata dal gentilissimo e premuroso Vigile urbano: Michele Di Filippo, abbiamo portato nel cimitero di Capaccio e deposti nell’ossario comune, i poveri resti ( per la cronaca, avevamo riempito di ossa, ben diciotto sacchi).
Ritorniamo ora a parlare del restauro scientifico del pavimento.
La pavimentazione di tutto il presbiterio, compreso le parti antistanti le due absidi laterali, erano in uno stato pietoso.
La parte centrale di quello che abbiamo chiamato disco solare, era mancante di una buona fetta. La parte originale mancante, era stata “rimpiazzata” forse, in uno dei tanti restauri del santuario , da un altro pezzo di pavimento tolto di proposito da uno dei “tappeti” laterali e che aveva le formelle ottagonali.
Circa i quattro “tappeti” laterali, uno solo era giunto a noi intero, un altro era completamente composto da altre mattonelle a forma quadrata e quindi non originarie; degli altri due tappeti, per più della metà della loro estensione, erano mancanti delle forme le originarie.
Comunque, erano posizionate in modo sparpagliato per tutto il presbiterio, specialmente, nelle zone delle absidi laterali, come riempimento di vuoto e mischiate ad altro materiale di diversa provenienza.Il vero lavoro di restauro di tutto il pavimento antico presente nella zona delle tre absidi della Basilica, è stato realizzato con il finanziamento concesso,  in occasione dell’ Anno Santo del 2000.Per quel che riguarda poi il restauro del pavimento antistante le absidi laterali, una volta recuperate tutte le formelle che provenivano dalla parte dell’abside centrale, e rimosso tutto il materiale che non faceva parte di questo pavimento, la Soprintendenza ha deciso di completarlo con “battuto di calce”.