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La Lanterna

L1090617Sul piazzale antistante la Basilica sorge un altro monumentino in pietra travertina di Eboli in ricordo di una grazia particolare ottenuta per intercessione della Madonna del Granato.
Erano gli anni tristi della prima grande guerra mondiale e molti giovani ragazzi chiamati alle armi, venivano strappati agli affetti familiari e mandati in terre lontane a morire in nome della Patria.
Fu così che due famiglie si videro private dei loro sette figli; le continue preghiere delle loro madri presso l’immagine della Madonna del Granato, ottennero la sospirata grazia; al termine del tremendo conflitto tutti e sette, ritornati in Patria, salirono il monte Calpazio per ringraziare la loro celeste Avvocata.
A ricordo di tale prodigio, i loro genitori, eressero questo monumento commemorativo e porvi al di sopra di esso una lampada votiva in onore della Madonna; vi fu sovrapposta una lapide con la seguente iscrizione:

A MAGGIOR GLORIA DI
MARIA SS DEL GRANATO
REGINA DI GRAZIA
FARO LUMINOSO DI VITA
RAFFAELE E VINCENZO TADDEO FU GIUSEPPE
RITORNANDO INCOLUMI I LOR 7 FIGLI
DAI CAMPI DI BATTAGLIA
CON RICONOSCENZA E DIVOZIONE
2 MAGGIO MCMXIX
Dapprima, ho cercato di riporre sul cippo una colonnina con sopra la lampada votiva in ferro battuto, secondo il disegno di una vecchia foto a me pervenuta e che ho dovuto presentare alla Sovrintendenza di Salerno perché ottenessi i dovuti permessi onde ripristinare il vecchio monumento appartenente alle famiglie Taddeo di Capaccio.
Il primo lavoro fu eseguito in una fabbrica di lavorazione marmi in Nocera (Sa); l’elettricista, in servizio presso il Santuario, si era interessato a trovare un marmista che provvedesse a perforare internamente, per tutta la sua lunghezza, la nuova colonnina marmorea, onde potervi inserire il cavo elettrico perché una lampada elettrica ardesse lungo la notte così come per il passato il vecchio romito Enzo Monzo aveva assicurato tale luce ai viandanti con una lampada all’acetilene.
Uno dei luoghi comuni che ripetutamente sentivo da parte dei paesani era quello di: “Capaccio Viecchio è la madre dei venti”, infatti quando imperversano su queste balze, molte cose volano per aria e non solo i tegoli del tetto della chiesa ma anche la lanterna in ferro battuto che sormonta il monumentino.
Ripetutamente mi son dovuto interessare a farla sostituire da un fabbro ferraio e precisamente da un vero maestro nell’arte della forgia: Angelo Grattacaso di Capaccio; ne ha cambiate di queste lampade votive ben quattro e tutte strappate via dal loro posto dal forte vento.
Ultimamente (2 maggio 2012), in occasione delle feste commemorative del primo centenario della solenne incoronazione aurea del 1912, il su riferito artigiano ne ha approntato un’altra, sempre in ferro battuto, di singolare bellezza e robustezza.
Speriamo che questa volta resista alle raffiche del vento che soffia imperterrito su Capaccio Vecchio, “madre dei venti”.
Comunque, la costanza del sottoscritto, la laboriosità del fabbro e la generosità dei numerosi eredi Taddeo: 1) Sig.ra Taddeo Ninuccia Ved Melillo, 2) Sig.ra Sabia Rosaria Ved Taddeo fu Enrico, 3) Sig.ra Eleonora fu Umberto, 4) Sig. Taddeo Raffaele fu Giovanni, 5) Sig. Vincenzo fu Enrico, 6) Sig.ra Taddeo Caterina, 7) Sig.ra Taddeo Marianna fu Giuseppe Antonio dopo averlo ulteriormente e decorosamente restaurato, hanno, con il loro contributo, nuovamente tramandato alla memoria dei posteri questo monumento, vero attestato di fede e di amore alla Madonna del Granato, Madre della Divina Grazia.