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L’Altare Maggiore

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Il primo riferimento dell’altare maggiore nella basilica di Capaccio antica è quello della bolla papale del  967 che autorizzava  la consacrazione  di questo altare nella chiesa di Santa Maria sul Calpazio; non abbiamo alcun riferimento visivo di questo altare.
Nel 2 Maggio del 1712, Mons. Francesco De Nicolai avendo restaurato l’antica basilica di Capaccio Vecchio, ricostruì ex novo l’altare maggiore e di questo ne conserviamo alcune immagini; in seguito alle vicende belliche del 1944-45, questo altare fu seriamente danneggiato e spogliato dei suoi ornamenti marmorei.
Dopo i restauri degli anni ottanta, si poté riaprire al culto questa antica basilica; di tutto il vecchio altare non restava eretto che una nuda parete su alcuni gradini; questo spazio, con la posizione di tre sedie fu utilizzato come sede del celebrante.
Invece, come  altare maggiore, la soprintendenza di Salerno, posizionò al centro del presbiterio una mensa composta di alcuni pilastri di ferro e una mensola di plexiglass; questo fu l’altare maggiore che il monaco eremita trovò al suo ingresso nell’eremo di Capaccio Vecchio.
Nel 2000 in occasione del grande Giubileo con la collaborazione dell’architetto Geraldina Amabile di Salerno e l’ingegnere Antonio Sornicola di Capaccio, con il sostegno dell’associazione culturale: “Mecenate 90” si ottenne il contributo dello Stato per procedere ad ulteriori restauri onde poter accogliere convenientemente i pellegrini che venivano a visitare il Santuario Mariano del Granato.
Grazie a questo intervento, si poté intervenire per realizzare un nuovo e più decoroso altare maggiore. L’idea del monaco carmelitano, direttore del Santuario, era quello di valorizzare la cosiddetta: “Urna di San Matteo” ( che era posizionata a lato della cappella della Madonna del Granato ) come mensa del nuovo altare maggiore; questa urna doveva essere sorretta da due pilastri in pietra con sei pietre per ciascun pilastro.
Ogni pietra avrebbe portato inciso il nome di uno dei dodici figli di Israele e tutto questo per far riferimento al profeta Elia ( Padre ispiratore del Carmelo ) che eresse sul monte Carmelo il nuovo altare, ( fatto appunto con dodici pietre secondo il numero dei figli di Israele ) per il culto al Dio dei Padri.
Le cose non andarono secondo quanto prestabilito perché scavando tra i resti di quel che rimaneva dell’altare realizzato nel 1710, (rifatto nel 1921, dopo l’incendio del 1918, anch’esso ridotto ai minimi termini), apparvero dei chiari reperti di un precedente altare datato intorno al 1500; dopo questo ritrovamento archeologico, la sovrintendenza di Salerno decise di cambiare progetto. Furono alzate le quote perimetrali del vecchio altare cinquecentesco e su questo innalzamento fu posizionata l’urna di San Matteo; in essa fu deposta una parte della lastra marmorea dell’altare del 1710 ( la cosiddetta Pietra Sacra )  contenenti le reliquie dei Santi Vito e Martiri Paestani.