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Paleotto Marmoreo

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Abbattendo la sovrastruttura barocca del 1710 appoggiata all’abside centrale abbiamo rinvenuto il basamento del vecchio altare del 1500. Qui sopra sempre secondo la cronaca precedentemente riportata vi abbiamo posizionato l’ “urna” di San Matteo. 
Questo basamento era scarno, spoglio, ruvido con pietre grezze, bisognava di un pannello ornamentale che coprisse il tutto. 
Finalmente, dopo alterne vicende, durate la bellezza di otto anni, si è riusciti ad ottenere quanto si desiderava a completamento dell’opera monumentale di detto altare. 
Nei precedenti restauri anni ‘80, era stata lasciata nel pavimento del presbiterio una lapide funeraria del IV secolo dell’era cristiana, essa misura metri 1,40 di larghezza per cm 61 circa di altezza. Se la osserviamo da sinistra a destra, notiamo i seguenti particolari, che rivelano una iconografia ispirata da un ricco simbolismo: un candeliere, una pianta (una pianta di melograno, ndr) con due colombe di profilo, una palma; segue il piano centrale, delimitato da un cerchio che fa da cornice. 
Nel mezzo è una croce gemmata, con le lettere apocalittiche Alfa e Omega, che pendono dal braccio trasversale, sospese a catenelle di tre anelli ciascuna. All’incrocio dei due bracci della croce si notano 8 perle disposte a cerchio ed una al centro. 
In alto, 2 stelle ad otto raggi con una perlina in cima ad ogni raggio. Ai piedi della croce sono due colombe di profilo. 
A destra, il monumento si presenta mutilo: sono appena visibili una palma ed una colomba; mancano presumibilmente gli elementi già contemplati a sinistra, e cioé: una pianta, una colomba, e un candeliere.  Il candeliere della lastra di Capaccio è alto cm. 40 circa e campeggia in un riquadro alto cm. 46 circa. E’ largo cm. 19,3. Ha il piede triuncinato, lo scapo a fusi e a globi, come i candelieri affrescati in un dipinto napoletano del V secolo, che presenta la più antica immagine di S. Gennaro e come quelli rappresentati su di una fronte d’altare nolana della fine del sec. V. La coppa o scodella attaccata allo scapo del candelieri è, nella lapide caputaquense, simile alle due coppe della fronte d’altare nolana e non a quelle dei candelieri dell’affresco napoletano succitato.  Il senso della scena offerta dalla lastra in esame è sufficientemente chiaro. Le stelle, le piante, stanno ad indicare, senza dubbio, che qui si sono voluti rappresentare la glorificazione della Croce ed il Cristo trionfante nel Paradiso. 
Le colomb, sono da collegare con il simbolismo che fa delle colombe un’allegoria delle anime semplici, che hanno parte nel trionfo di Cristo. 
I candelieri “uno solo è ancora visibile” completano il senso simbolico della Croce, cioé del Cristo, trionfante in Cielo. La lastra di Capaccio, per la sua iconografia simbolica, può essere assegnata al secolo V.