menu close menu

Un Monumento Mariano

L1090626Nei pressi della Vetrata mariana posizionata nella piazzetta antistante il campanile e di cui ho parlato sopra, si è venuto a creare un altro spazio per potervi collocare una particolare scultura in pietra locale raffigurante la Madonna del Granato e offerta da un artista di Roccadaspide. Anche questa è una storia che merita di essere raccontata! Ripetutamente, il caposquadra della “Comunità Montana Calore Salernitano” che stazio-nava nei pressi del Santuario, nella baita messa a loro disposizione, il Sig. Vito Mauro, mi sollecitava di andare a vedere una scultura in pietra locale (tratta da una cava di Roccadaspide e raffigurante la Madonna del Granato), che un loro collega, valido scultore: Vincenzo Fasanaro, (facente parte del Settore Tecnico Forestazione C.M.C.S), stava realizzando, nei locali adiacenti la loro sede centrale in Roccadaspide. Alfine, accompagnato dal caposquadra su riferito, acconsentii a prendere visione della scultura mariana che si stava realizzando; m’incontrai proprio con l’artista, intento a rifinire la sua opera, ne rimasi pienamente soddisfatto; visto ciò, sia l’esecutore dell’opera come pure l’ingegnere preposto alla guida delle varie squadre di lavoro del medesimo ente pubblico su riferito: il Sig. Francesco Salerno, decisero di offrirla al Santuario del Granato. Accettai; ma anche qui, si poneva il problema di come e dove posizionarla, bisognava creare un sito idoneo; parlando con l’ingegnere Giuseppe Tommasini Arenella, “vicino di casa” in quanto abitante proprio a due passi dal Santuario, ci accordammo di utilizzare un terreno di sua proprietà per posizionare il manufatto. Il luogo prescelto, era un pendio scosceso; come per il caso precedente, bisognava innalzare un muro in pietra locale dopo di ché colmare il fossato che si veniva a creare e così ottenere la piazzetta su cui erigere il nuovo monumento e potervi alfine appoggiare la scultura dell’artista V. Fasanaro. I componenti la squadra della Comunità Montana guidata da Vito Mauro, si misero all’opera con impegno e lavorando in situazioni spesso disagevoli, a volte per poter completare la messa in opera del calcestruzzo anche sotto la pioggia, facevo ricorso ad un grosso ombrello per riparare un po’ il fac-totum Antonio Ruotolo, vero stakanovista dell’intera squadra. Un elogio a parte va rivolto al volenteroso e sempre disponibile Claudio Tommasini Arenella che non solo col suo camioncino assicurava, e sempre gratuitamente, il trasporto di sabbia, calce e cemento, ma provvedeva a far impastare il tutto nella sua betoniera, a trasportalo in loco ed era anche premuroso nel dare i suoi preziosi suggerimenti tecnici perché il lavoro venisse svolto nel miglior dei modi. Si venne a creare un intoppo burocratico o politico, non so… si sospesero i lavori perché si diceva: “un ente pubblico non può intervenire a favore di proprietà private”; visto ciò, l’ingegner Giuseppe Tommasini Arenella, benevolmente e generosamente, d’accordo con il suo papà, il signor Luigi, dovette procedere alla stesura della pratica di donazione del terreno al Santuario. In questo modo si aggirava l’ostacolo; il Rettore, motivando tale intervento di muratura come riordino del territorio o interventi di manutenzione, poteva presentare di nuovo la richiesta alla Comunità Montana perché permettesse alla squadra dei suoi dipendenti a riprendere i lavori. Inoltrai quindi la pratica di autorizzazione a procedere presso l’ufficio tecnico del Comune di Capaccio: “…Considerato che i lavori da effettuare non alterano lo stato dei luoghi, dato atto che la presente autorizzazione viene rilasciata sotto riserva dei diritti e degli interessi dei terzi; si autorizza il sig. Padre Domenico Fiore nell’esecuzione dei seguenti lavori di: -Manutenzione al muro di sostegno ubicato nel tratto terminale di via Sferracavallo con ripristino di parti sconnesse; -Pulizia dell’area a ridosso della vasca di raccolta liquami ubicata nei presi dell’immissione di via Sferracavallo su via Crispi con integrazione dei gradini e della pavimentazione in pietra esistente! La piazzetta ove posizionare il monumentino era ormai una realtà, ora si doveva procedere alla sua messa in opera: appoggiare su un monolito di dieci tonnellate la lastra di pietra locale sulla quale era scolpita la sacra immagine; entrambe le grosse pietre erano state offerte dalla Ditta di Antonio Paolino proprietario della cava. Degno di nota il fatto che il macigno che doveva servire come base del monumento, l’avevo scelto io stesso, pregando il signor Giuseppe Mauro, operaio autorizzato nel trasporto grosse pietre presso la suddetta Ditta, a tenermela premurosamente da parte perché “doveva servire per la Madonna del Granato”; “…agli ordini Zì Mò”! Fu di parola! Dove trovare una gru capace di sollevare una pietra di cento quintali? Girammo tra le varie imprese di lavorazione e macinazione pietre, ne interpellammo quattro o cinque nella zona, ma tutte rispondevano che le loro gru riuscivano a sollevare massi di trenta quintali, al massimo quaranta, ma cento, no, impossibile! Non mi detti per vinto; parlando con il collaboratore per i lavori dell’orto dell’eremo, l’instancabile Claudio Tommasini, mi suggerì che presso la cava di Antonio Paolino stava lavorando la ditta Muscariello di Battipaglia; forse poteva venirci incontro, infatti stava lavorando in loco per il sollevamento di enormi benne di ferro utilizzate per il trasporto massi. Interpellammo il proprietario di tale gru, venne a ispezionare il lavoro da compiere…la cosa era fattibile: lui avrebbe sollevato con la sua gru la pietra di cento quintali, noi avremmo dovuto procurare un grosso camion per il traporto fino al luogo dove doveva essere depositata. Mi rivolsi al devotissimo della Madonna del Granato, anche lui capo Ditta Edile: Gabriele Mauro; non se lo fece ripetere due volte, contento, come sempre, di collaborare a favore del Santuario di Capaccio Vecchio. Mi fu detto che per il costo dell’operazione: sollevamento del macigno e suo po= sizionamento sul camion quindi, una volta giunti in loco, risollevare nuovamente il macigno dal camion e adagiarlo definitivamente sul luogo prescelto, si richiedeva, la somma di quattrocento euro. Era questa una occasione da non perdere, perché, mi fu detto, nel caso fosse dovuto venire direttamente da Battipaglia, allora l’operazione sarebbe venuta a costare ben settecento euro! Dopo tanto cercare, non avevo altra scelta, accettai immediatamente e così potei continuare a rifinire il nuovo monumentino in onore della Madonna del Granato. Nella festa del 2 maggio 2008 alla presenza delle autorità civili militari e religiose, si procedette alla benedizione dell’opera da ‘parte del Vescovo di Capaccio: Mons. Giuseppe Rocco Favale; vi fu apposta una lapide commemorativa dell’avvenimento: ALLA REGINA DEL CALPAZIO MADONNA DEL GRANATO LA COMUNITA’ MONTANA “ C.S.” E L’ASS. “AMICI DEL CALPAZIO” QUESTO MONUMENTO ERESSERO A PERENNE RICORDO CAPACCIO VECCHIO – 2 MAGGIO 2009 Come riconoscenza agli operai della Comunità Montana Calore Salernitano, che avevano lavorato alacremente per realizzare tale opera in onore della Madonna del Granato, feci incidere, dallo scultore medesimo: Vincenzo Fasanaro, sul macigno di dieci tonnellate, base della nuova scultura mariana i loro nomi: Mauro Vito – Ruotolo Antonio – Francesco Coccaro – Scandizzo Demetrio – Criscuolo Giovanni, con particolare gratitudine a perenne memoria! E, Dulcis in fundo, li invitai tutti, insieme alle autorità religiose civili e militari, a prender parte ad un pranzo di fraternità nella vicina Associazione Culinaria: “Oasi del Granato” di proprietà dei fratelli Tommasini.